(Raffaello Cortina, pagg. 650, euro 35). Lucifero, prima di diventare Satana, il principe del male, era il portatore di luce, l´angelo prediletto da Dio. Ciascuno di noi può trasformarsi da Lucifero in Satana, non per predisposizione interna come crede la psicologia quando distingue il normale dal patologico, al pari della religione quando distingue il buono dal cattivo, ma per altri due fattori che sono il «sistema di appartenenza» e la «situazione» in cui ci si viene a trovare.
Non erano dei criminali per natura Heinrich Himmler e Adolf Eichmann quando portarono a compimento con abnegazione lo sterminio degli ebrei, ma dei «burocrati» con uno spiccato senso del dovere al loro sistema di appartenenza che era l´ideologia nazista. Lo stesso si può dire di Franz Stangl, direttore del campo di concentramento di Treblinka che aveva il compito di eliminare tremila deportati al giorno perché l´indomani ne giungevano altri tremila. «Il metodo l´aveva ideato Wirt. E siccome funzionava, mio compito era di eseguirlo alla perfezione», rispose a Gitta Sereny che in una serie di interviste (oggi pubblicate da Adelphi col titolo In quelle tenebre) gli chiedeva che cosa provava.
La stessa risposta la diede il pilota americano che sganciò la bomba atomica su Hiroshima a Günther Anders che gli poneva analoga domanda: «Che cosa provavo? Nothing. That was my job (Niente, quello era il mio lavoro)». Quando la responsabilità si restringe e, da responsabilità nei confronti degli effetti delle nostre azioni, si riduce a responsabilità nei soli confronti degli ordini ricevuti, queste risposte sono corrette, così come ci sentiamo tutti noi quando, negli apparati di appartenenza ci limitiamo a eseguire perfettamente il nostro mansionario, i programmi ministeriali nelle scuole a prescindere dalle condizioni culturali in cui si trovano i ragazzi che le frequentano, gli interessi dell´azienda a prescindere dalle condizioni in cui si effettua il lavoro (compresi i morti sul lavoro) e dai prodotti finali del lavoro (più o meno corrispondenti a quello che la pubblicità vorrebbe farci credere). Quando la responsabilità non si estende agli effetti delle nostre azioni, ma si restringe alla semplice osservanza degli ordini che ci provengono dagli apparati di appartenenza, allora, come recita il titolo di un libro di Günther Anders, siamo tutti «figli di Eichmann» e come tali subiamo quello che Philip Zimbardo chiama: «L´effetto Lucifero», dove persone perbene, per effetto del «sistema di appartenenza» o per le «situazioni» in cui ci veniamo a trovare, diventiamo, indipendentemente dalla nostra indole, degli oggettivi criminali, capaci di compiere quelle azioni che, fuori dal sistema di appartenenza o dalla situazione concreta, ci farebbero inorridire.
Philip Zimbardo è uno psicologo sociale dell´Università di Stanford che nel 1971 tentò un curioso esperimento di «prigionia simulata». Con un annuncio sul giornale scelse, tra le centinaia che si erano presentate, ventiquattro persone che, per quindici dollari al giorno, accettassero di fare le guardie e i detenuti in una prigione simulata nell´edificio dell´Università.
I prescelti erano i più stabili psicologicamente, senza trascorsi di alcol e droga, senza pendenze penali, senza problemi medici o mentali. Insomma ragazzi normali, bravi ragazzi si direbbe se l´aggettivo non fosse denso di pregiudizi. A quelli incaricati di fare la guardia furono assegnati i compiti in uso per gli arresti veri, con la sola avvertenza che dovevano evitare abusi e violenze fisiche.
Dopo una settimana l´esperimento fu interrotto perché le guardie, che avevano preso molto sul serio il loro ruolo, in un´istituzione altrettanto seria come poteva essere l´università, per una prova seria quanto lo può essere un esperimento scientifico, non per la loro «indole», ma per effetto del loro «ruolo» e della «situazione» in cui si trovavano a operare, si abbandonarono alle più feroci aggressioni fisiche e psichiche non dissimili, scrive Zimbardo, dai modelli nazisti.
La constatazione ha consentito allo sperimentatore di concludere che la pratica del male o, come lui la chiama: «l´effetto Lucifero», non è una prerogativa di un´indole piuttosto che di un´altra (come ritiene la psicologia, che a sua insaputa ha ereditato lo schema religioso che distingue i buoni dai cattivi), ma è la prerogativa di tutti che, a partire da una «struttura di appartenenza» (una fede, un´ideologia, un apparato aziendale) e da una «situazione concreta» in cui ci si trova a operare (in un gioco vero o simulato di tutori dell´ordine e criminali, o in una guerra che vede contrapposti in nostri ai nemici) chiunque, anche il più buono fra noi è portato a compiere i crimini più orrendi. La conclusione è che il bene e il male non sono prerogative di alcuni e non di altri, ma, compresenti in ciascuno di noi si scatenano indifferentemente in tutti a partire dal «sistema di appartenenza» e dalla «situazione» in cui ci si viene a trovare.
Inorridito da quanto aveva constatato Philip Zimbardo non riuscì a scrivere il resoconto di quanto aveva visto negli anni immediatamente successivi all´esperimento, ma solo quando, nel 2004, fu chiamato in qualità di perito a dare una spiegazione del perché bravi ragazzi, ritenuti tali dopo accurate verifiche, inviati come militari in Iraq, avessero potuto compiere nel carcere di Abu Ghraib abusi così orrendi quali risultarono dalle registrazioni che Zimbardo ebbe modo di visionare dove si vedevano scene ben più aberranti di quelle che le televisioni di tutto il mondo hanno poi diffuso. In gioco, scrive Zimbardo, non è tanto l´«indole» di questi militari, quanto l´appartenenza al «sistema esercito» inviato per una «giusta causa» (contro il terrorismo), in una «situazione» che nella fattispecie è di guerra. Ma perché un uomo possa uccidere un altro uomo è necessario che lo «de-umanizzi», che lo riduca a «cosa», in modo che non appaia più come un suo simile, perché solo così può trovare la forza di togliergli la vita. A ciò concorre il patriottismo, che spesso è solo una forma appena velata di autovenerazione collettiva, perché esalta la nostra bontà, i nostri ideali, la nostra clemenza e la perfidia di chi ci odia. Creando un quadro in bianco e nero, la guerra sospende il pensiero, soprattutto il pensiero autocritico, e, così mitizzata, diventa una divinità che, come ci hanno insegnato gli antichi greci, per essere adorata esige sacrifici umani. Ma oltre all´autovenerazione per noi stessi, la guerra ci impone di svilire il nemico, per cui veneriamo e piangiamo i nostri morti e restiamo stranamente indifferenti a quelli che ammazziamo noi. I nostri morti e i loro morti non sono uguali. I nostri morti contano, i loro no.
Di fatto la guerra scatena la nostra latente necrofilia, non solo perché ammazza, ma perché richiede a ciascun combattente una certa familiarità con la propria morte. La necrofilia è fondamentale per il mestiere delle armi, così come lo è per la formazione dei kamikaze. Essa getta in quello stato di frenesia in cui tutte le vite umane, compresa la nostra, sembrano secondarie e soprattutto insignificanti.
Oltre alla necrofilia, la guerra scatena la lussuria più sfrenata, carica di un´energia sessuale cruda e intensa che ha il sapore della voluttà autodistruttiva della guerra stessa. Perché in guerra gli esseri umani diventano cose, cose da distruggere o da usare per gratificazioni carnali. Quando la vita non vale niente, quando non si è sicuri di sopravvivere, quando a governare gli uomini è la paura, si ha la sensazione che a disposizione rimane solo la morte o il fugace piacere carnale.
Dopo la guerra c´è l´immane fatica per guarire le ferite che non sono solo quelle fisiche. E c´è chi non ce la fa, e sono i più, perché tutto ciò che era familiare diventa assurdamente estraneo, e il mondo, a cui si sognava di tornare, appare alieno, insignificante al di là di ogni possibile comprensione. L´accumulo di distruttività, vista e seminata, diventa autodistruttività che non conosce limite.
A questo punto vale ancora la contrapposizione tra il bene e il male? E davvero noi possiamo dividerci in buoni e cattivi? O, come sostiene Zimbardo, la nostra ferocia non è tanto da attribuire alla nostra indole, quanto piuttosto al sistema di appartenenza e alla situazione concreta in cui ci si trova a operare? Se così è, vero eroe non è chi compie le azioni più rischiose o più feroci che i posteri magnificheranno, ma chi sa resistere al sistema di appartenenza o alla situazione concreta che gli chiedono quelle azioni. L´avvertimento di Zimbardo è ovviamente rivolto a tutti noi che, in un modo o nell´altro, sempre ci troviamo in un qualche sistema di appartenenza o in qualche situazione che ci chiede di scegliere se stare o non stare al gioco.
More news by category Topic -: Buy phentermine saturday delivery ohio Tramadol hydrochloride tablets Picture of xanax pills Free shipping cheap phentermine Buying phentermine without prescription Safety of phentermine Pyridium Generic viagra cialis Cialis generic india Pink oval pill 17 xanax identification Buy free phentermine shipping Best price for generic viagra Information about street drugs or xanax bars Ordering viagra Snorting phentermine Hydrocodone overdose Lithium Amiodarone Get online viagra Order viagra prescription Order xanax paying cod Cheap phentermine free shipping Imiquimod Tramadol next day Linkdomain buy online viagra info domain buy onlin Pfizer viagra sperm Vidarabine Cheapest viagra price Prevacid Viagra cialis levitra comparison Dutasteride Lisinopril Thiotepa Female spray viagra Black market phentermine Betamethasone Cialis forums What does xanax look like Loss phentermine story success weight Order xanax overnight Viagra alternative uk Diet online phentermine pill Order xanax cod Mecamylamine Eulexin Cheap hydrocodone Buy cheapest viagra Viagra xenical Phentermine with no prior prescription Xanax in urine Macrodantin Cheap phentermine with online consultation Epivir Buy phentermine epharmacist Ditropan Woman use viagra Cialis erectile dysfunction Xanax withdrawl message boards Viagra online store Atorvastatin Generic ambien Is phentermine addictive Next day delivery on phentermine Buy online viagra Ethanol Natural phentermine Avandamet Xanax long term use Diet page phentermine pill yellow 5 cheap Cheapest secure delivery cialis uk Information medical phentermine Cialis experience Phentermine no perscription Compare ionamin phentermine Viagra cialis levivia dose comparison Noroxin Effects of viagra on women Buy cheap cialis Viagra shelf life Hydroxyurea Phentermine discount no prescription Buy cheap online viagra Dog xanax Online cialis Viagra class action Viagra price Phentermine without prescription and energy pill Hydrocodone cod only Nicoumalone Cheapest viagra Cheap ambien Vicodin without prescription Phentermine prescription online Phentermine snorting Mirtazapine Quazepam Isradipine Buy generic viagra online Xanax look alike Moxifloxacin Viagra experiences Piroxicam Nicorette Free try viagra Sotalol Cash on delivery shipping of phentermine How do i stop taking phentermine Xanax prescriptions Cheapest phentermine 90 day order Niacinamide Phentermine weight loss Phentermine
Debt consolidation utah
Car loan student
Free annual credit report with experian
Student loan
0 finance credit card
Free equifax credit report score
Online credit report
Online credit repair
Credit report rating score
Bad credit home loan mortgage se
Bad credit loan mortgage va
Secured personal loan
People with bad credit
Capital one credit card reward
Great lake student loan
Card consolidation credit debt management
Aspire credit card customer service
Free online canadian credit report
Military debt consolidation loan
Bad credit debt consolidation mortgage
Loan pay payday quick
Free music download no credit card needed
Bank federal home loan seattle
Refinance federal student loan
California free annual credit report
Canadian international loan program student
Auto bad credit florida loan
Lowes capital one credit card
Worst credit card company
Consolidation loan loan private student
Loan nz personal
Private loan for a student with bad credit
Bad credit auto loan refinance
Consumer credit report
Hsbc credit card payment
Center loan national service student
Carolina corporation loan south student
Sample credit repair letter
Home equity mortgage refinancing loan
Advance cash loan online payday
Bad credit home mortgage
Bad credit history loan
Bad credit loan mortgage very
Bank personal loan for bad credit
Connecticut home equity loan rate
California home loan stockton
Small business credit card application
Retail credit card processing
Maryland home loan
Credit card processing low rate
Car loan bad credit history
Equifax experian free credit report
Buy prepaid credit card
First time home buyer loan
Bad credit loan student
Add consolidation debt link
Debt consolidation loan lead
Debt consolidation uk
Texaco shell credit card
Bad credit special finance car loan
Consolidation loan service student
Va home loan calculator
Texas home equity loan refinancing
Consolidation debt non organization profit
Northwest airline credit card
Kansas home equity loan
Home improvement loan unsecured
D ford loan student william
Online home improvement loan
Center loan national student
Home loa loan mortgage refinance
Associate student credit card
Advance america payday loan
Government home improvement loan
Student loan finance corporation
California home loan manufactured
First time mortgage bad credit
Credit card reward point
Countrywide home loan payment
Bad credit new home loan
Georgia home loan refinance
Bad credit auto loan
Fix bad credit
Christian consolidation debt free
Alabama home loan
Federal student loan
Debt consolidation organization
Connecticut bad credit mortgage
Compare credit card rate
Home equity loan utah
Instant approval payday loan
Bad credit home loan florida
Cash loan payday
Eligibility home loan va
Dispute credit report online
Bad credit car financing
Check credit loan no student
Discover secured credit card
Instant personal loan
Uk personal secured loan
Instant bad credit personal loan
Home improvement loan florida
Colorado home mortgage loan
Broker consolidation debt lead mortgage
Home improvement loan uk
Bad credit loan mortgage refinance
California home loan program refinancing
Bad credit rv loan
Debt consolidation loan without owning a home
Credit score rating
Bad credit lender loan mortgage
Poor credit personal loan
Credit report dispute letter
Secured personal loan bad credit
Low rate credit card offer
Mortgage debt consolidation loan company
California bad credit mortgage
Delaware debt consolidation loan
Oregon debt consolidation loan
Yearly credit score
Well fargo home loan
Credit card rate comparison
Free credit report and free credit score
Payday loan utah
Student loan debt consolidation
Guaranteed credit card for bad credit
Babyphat prepaid credit card
Loan reconsolidation student
Federal direct student loan program
Auto loan bad credit online
Average us credit score
Lowest fixed rate credit card
Repair credit repair credit
Panelized home loan
Bad consolidation credit debt loan unsecured
Raise credit score
Ohio home equity loan rate
Country wide home loan
Hawaiian airline credit card
Connecticut debt consolidation loan
Debt consolidation lender
Government free credit score
View credit report online
Auto bad credit loan repo
New jersey home loan
Equity home interest loan only
Christian debt consolidation program
Consolidation loan nelnet student
Federal home improvement loan program
Federal home loan bank of new york
Marzo 14th, 2008
Il libro della vita – la storia di Alì (Bologna)
di Mimoun El Barouni
e Armando Punzo
con Jamel Bin Salh Soltani
Lo spettacolo ha come possibile chiave di lettura l’identità. La citazione di Shakspeare all’inizio è pertinente: essere o non essere, che nelle “mani” dell’autore – chi è l’autore del testo? Alì, Jamel, Mimoun, Armando? – si trasforma da domanda esistenziale a domanda essenziale e strategica: essere per non essere o non essere per essere? Una ricerca di collocazione nel mondo, in questo mondo, e non solo, una collocazione-consapevolezza interiore: sapere chi si è, cosa si vuole, dove e come si vuole stare, con se stessi e con gli altri.
Il monologo inizia dalla terra di origini, dall’infanzia, dalla mancanza di riconoscimento di una parte della famiglia. Un processo di esclusione, di negazione fino a far trovare un escamotage intelligente al ragazzino di undici anni che si finge matto per liberarsi dalle angherie e dalle violenze psicologiche dei fratellastri e della prima moglie del padre. Il gioco regge fino a quando non rischia l’internamento, allora tutto d’un colpo torna a essere “sano”, perdendo però la libertà di essere libero di essere.
Vive di sogni il protagonista e li insegue, fino in Europa, l’Eldorado tanto voluto. La realtà è un confronto in cui rischia di perdere tutto. Qui, da noi, è tutti e nessuno, è un extracomunitario, un clandestino, non ha documenti e per questo scappa dalla polizia, sempre, cambia domicilio in continuazione, vive ramingo di espedienti con la voglia di arrivare ad avere soldi, donne, macchine. Il muoversi, l’agitarsi, il trovare il filo della propria vita è confuso, senza una direzione chiara, senza sapere veramente cosa si vuole se non le cose.
Dice, dopo, nella seconda parte dello spettacolo dove il pubblico è invitato a formulare domande al protagonista, che sulla sua pelle non ha sentito razzismo, niente di personale quindi. È solo un problema di natura giuridico-sociale. Una vita nell’emarginazione dove scegliere il crimine, lo spaccio, è un’opzione fra le altre. Inseguire la libertà e trovarsi, una manciata di anni dopo, in galera è umiliante, ma ti obbliga a riflettere.
In carcere è come essere lupi, vince il branco, sopravvive il forte. Le dinamiche si fanno essenziali, ancestrali. Il curriculum di ognuno, l’identità del prigioniero è contrattata qui e ora, in ogni momento, in ogni situazione, con la forza, l’esperienza, gli anni di reclusione, l’odio accumulato.
A Volterra non è così, non è solo così. A Volterra in carcere c’è il teatro per chi lo vuole fare. Alì, Jamel, Mimoun, si butta per curiosità, perché è una cosa che ha sempre voluto fare e non ha mai fatto e soprattutto perché ha tempo, tanto, sette, quattordici anni, dipende dal crimine.
Trova una via per srotolare la sua esistenza fratturata, ferita fin dall’infanzia.
Il libro della vita è una storia dura, profonda, emozionante di un brutto anatroccolo che insegue i suoi sogni, cerca la libertà, trova, attraverso il teatro un’agnizione personale, e cerca attraverso il dialogo con il pubblico, ogni sera in scena, attraverso il racconto di Alì, di Jamel, di Mimoun un’identità. La sua.
Antonio Barocci
Febbraio 27th, 2008
I Santi sono Santi perché fanno quello che gli altri non fanno.
I Geni somigliano agli altri solo per sottolinearne la differenza.
Io mi sento (sono) per metà santo e per metà genio.
Santo per essermi rinchiuso al mondo per vent’anni in un carcere e aver dato (la) vita alla Compagnia della Fortezza, genio perché voglio realizzare il teatro (stabile) più straordinario che si sia mai immaginato e visto al mondo. I vent’anni trascorsi sono lo scheletro che regge questa idea. Non è un azzardo affermare che la realizzazione di questo teatro sconvolgerà alle fondamenta la nostra sonnolenta e arresa Italia culturale.
Della Fortezza si è già parlato molto in questi anni, quando con la sua apparizione ha dato un duro colpo a quello che si definiva il teatro, per la sua “ineluttabile necessità”: Ammirazione e Riprovazione se ne contendono ancora la scena (del giudizio); ora bisogna che mi occupi di più della realizzazione architettonica della Galera Ideale – immagine maestosa di una nave teatro, adagiata sulle colline toscane - che sarà nella sua essenza il trasmutarsi di un carcere in un teatro. Con un pizzico di immaginazione bisogna sottrarre definitivamente quel luogo e le persone contenute alla loro funzione sociale univoca, scontata ed anche volgare nella sua attualità televisiva; con un pizzico di stupidità - tipica dei santi - pensare che quelle mura, nate per una funzione punitiva, si possano trasformare in un luogo di omaggio all’intelligenza e alla sensibilità umana. Il risultato da ottenere nella mente di chi vedrà quel luogo, lo penserà e lo frequenterà è che abbia identità plurime e sempre cangianti. Questo sarà il suo primo e più alto valore. Non sarà mai, per sua natura, una sola cosa; sarà sempre più cose ed anche in contraddizione tra loro.
Agli artisti più noti sarà affidato il compito di trasporre le celle in altrettanti camerini. Un gruppo di architetti ri-disegnerà gli spazi per allestire i teatri e i laboratori per le arti sceniche, tecniche e filosofico letterarie. Gli spazi interni si ispireranno all’ estetica, ri-attualizzata, dei teatri di corte di tutti i tempi. Dei velluti rossi e degli ori se ne farà finalmente un buon uso: soppianteranno lo squallore tipico di un carcere lasciando qua e la affiorare, come reperti archeologici, testimonianze del passato.
Le selezioni degli attori, cantanti, ballerini, musicisti, tecnici, organizzatori, e, quant’altro necessario per la vita di un prestigioso teatro multirazziale, avverrà a livello nazionale in tutte le carceri.
Christo e Jeanne-Claude inaugureranno questo nuovo spazio offrendolo come un enorme pacco regalo che sarà donato alla nazione e al mondo intero.
Nelle menti verminose dei nemici mortali della vita, noi siamo un trionfo inspiegabile che svergogna la funesta in-cultura dei lacchè di questo mondo.
Questo progetto ambizioso, ma così semplice nella sue multiformi possibilità, ha bisogno di robusti mecenati per la sua realizzazione.
Non ci si può certo aspettare di realizzarlo unicamente con i contributi pubblici. Solo dei mecenati intelligenti e colti potranno apprezzare la portata di questa rivoluzione dell’animo umano e dare il via all’opera.
Questo teatro servirà ad approfondire il metodo di teatro centrifugo associativo che ha permesso a me e a questa compagnia di realizzare spettacoli che sono nella storia del teatro, qualunque sia il destino di tutte le mie aspirazioni.
Vero è che le mie idee sono molto più avanti del mio teatro, ma questo è dovuto agli intralci e alle barricate che a vari livelli si sono volute alzare, per timore verso l’ignoto, contro questa esperienza.
Azioni che non hanno scalfito minimamente la determinazione ad andare dritti avanti per la strada intrapresa e che hanno, come concime biologico, rinforzata la nostra scelta.
Si consiglia di leggere queste parole pensando ad un intenso azzurro di cielo marino, lievemente ancora notturno, e alla luce gialla calda folgorante di un alba inaspettata sul mare, dietro ad un promontorio.
Per accompagnare questa pietanza si suggerisce l’ascolto della terza di Beethoven.
L’Architetto dell’Impossibile
Armando Punzo
(Pubblicato sul Patalogo 30 - Ubulibri - 2008 Titolo: Verso la galera ideale)
Febbraio 5th, 2008
Quando come un coperchio il cielo pesa
grave e basso sull’anima gemente
in preda a lunghi affanni, e quando versa
su noi, dell’orizzonte tutto il giro
abbracciando, una luce nera e triste
più delle notti; e quando si è mutata
la terra in una cella umida, dove
se ne va su pei muri la Speranza
sbattendo la sua timida ala, come
un pipistrello che la testa picchia
su fradici soffitti; e quando imita
la pioggia, nel mostrare le sue striscie
infinite, le sbarre di una vasta
prigione, e quando un popolo silente
di infami ragni tende le sue reti
in fondo ai cervelli nostri, a un tratto
furiosamente scattano campane,
lanciando verso il cielo un urlo atroce
come spiriti erranti, senza patria,
che si mettano a gemere ostinati.
E lunghi funerali lentamente
senza tamburi sfilano né musica
dentro l’anima: vinta, la Speranza
piange, e l’atroce Angoscia sul mio cranio
pianta, despota, il suo vessillo nero.
Da “I fiori del male”
Novembre 6th, 2007
…” Io mi chiedo: è possibile passare una vita
sempre a negare, sempre a lottare, sempre
fuori dalla nazione, che vive, intanto,
ed esclude da sé, dalle feste, dalle tregue,
dalle stagioni, chi le si pone contro?
Essere cittadini, ma non cittadini,
essere presenti ma non presenti, essere
furenti in ogni lieta occasione,
essere testimoni solamente del male,
essere nemici dei vicini, essere odiati
d’odio da chi odiamo per amore,
essere in un continuo, ossessionato esilio
pur vivendo in cuore alla nazione?”…
(P.P.Pasolini)
Novembre 4th, 2007
21.10.2007
Ci è stato negato, dopo un’attesa di più di un mese e mezzo, il Teatro Persio Flacco per le prove dello spettacolo Pinocchio della Compagnia della Fortezza.Un altro modo per ostacolare il cammino di questa compagnia straordinaria da cui avrebbero solo da imparare. Picasso sosteneva: per alcuni la lingua inglese è incomprensibile, non per questo si può fare come se non esistesse.
Purtroppo la colpa maggiore non è di chi è incompetente e si ritrova a gestire questo teatro come se fosse casa sua, ma degli Enti pubblici e privati che hanno dato più di 2 milioni di euro di contributi per la ristrutturazione di questo teatro privato sulla fiducia, senza fare nessun accordo scritto preventivo con l’Accademia sulle finalità del recupero e sulla gestione.
Sollecitato da molti amici, che hanno a cuore il futuro della Compagnia della Fortezza e di VolterraTeatro, pubblico un vecchio articolo che permette di ricostruire e spiegare la nostra lontananza forzata dal Persio Flacco.
Volterra, 20.1.2002
Al Sindaco e alla città di Volterra
L’in-contro (a metà giugno) con il Seggio dell’Accademia dei Riuniti si è rivelato essere l’ennesimo tentativo – a cui mi sono spiritualmente sottratto - di linciaggio umano e professionale nei confronti miei, dei miei collaboratori, di Carte Blanche e di VolterraTeatro.
Con una violenza e un arroganza indescrivibili, quanto ingiustificate ed anche ridicole per l’argomento trattato, sono stato bersaglio - mobile - di frustrazioni personali, e ahimè professionali, condite da tentativi di offese e da un provincialismo cosi ignorante ed incompetente che non avevo idea potessero albergare, in tale misura, in quel luogo.
Per fortuna quella stanza non è assolutamente rappresentativa della città.
Dai signori presenti, che sostengono di essere i difensori e i gestori di un luogo pubblico così importante – ma lo è davvero pubblico o è solo un teatro privato ristrutturato con soldi pubblici ?- non è emerso comunque nessuna controproposta concreta che tenga conto anche di Carte Blanche, di VolterraTeatro, uno spiraglio, o una capacità di dialogo e di confronto sulle possibilità di collaborazione.
Impossibile parlare di progetto culturale, programmazione, futuro, sviluppo, crescita.
Non ho nulla contro il privato tranne in questo caso dove si tratta di teatro privato di vita.
Leggi il testo completo Ottobre 21st, 2007
Uno straordinario pomeriggio di teatro ieri nel carcere di Volterra. Paolo Rossi, accompagnato dai suoi musicisti, ha voluto presentare il suo spettacolo agli attori della Fortezza e a tutti i detenuti.
Peccato che questo Istituto debba soffrire della mancanza drammatica di personale e di detenuti per la chiusura di circa trenta celle. Questa situazione penalizza il personale straordinario e sempre disponibile che si è formato a Volterra e le attività come il Teatro e la Scuola. In compenso gli unici a gioire in questa situazione sono la condotta Sloow Food di Volterra e la Coop. che, non avendo nessuna relazione con le problematiche di questo Istituto, da cui traggono solo benefici, contribuiscono a farlo naufragare tra cene e cenette. Evidentemente pensano di sostituirsi alle attività già esistenti e soprattutto al teatro che questo luogo ha reso quello che è oggi. Continuiamo a sostenere che non c’è la possibilità, per questo Istituto, di assorbire una tale quantità di attività. Il teatro e la scuola sono già stati fortemente danneggiati da questa situazione.
Ci auguriamo che al Ministero della Giustizia prendano seriamente in considerazione la questione fondamentale del personale, decidano in fretta di investire per la riapertura delle celle chiuse, impediscano l’arrivo di detenuti con pene relativamente basse e non interessati alle attività e che gli Enti pubblici che da anni finanziano progetti importanti in questo Istituto facciano sentire la propria voce.
Il rischio concreto ormai vicino è di veder naufragare vent’anni di lavoro ed investimenti.
Settembre 10th, 2007
… La ragione è nemica d’ogni grandezza: la ragione è nemica della natura: la natura è grande, la ragione è piccola. Voglio dire che un uomo tanto meno o tanto più difficilmente sarà grande quanto più sarà dominato dalla ragione: che pochi possono esser grandi (e nelle arti e nella poesia forse nessuno) se non sono dominati dalle illusioni. Questo viene che quelle cose che noi chiamiamo grandi per es. un’impresa, d’ordinario sono fuori dell’ordine, e consistono in un certo disordine: ora questo disordine è condannato dalla ragione. (…)
Leopardi
Settembre 9th, 2007
La grandezza dell’uomo si misura in base a quel che cerca e all’insistenza con cui egli resta alla ricerca.
Heidegger
Agosto 3rd, 2007
TEATRO A VOLTERRA IL NUOVO, COMMOVENTE SPETTACOLO DELLA COMPAGNIA DELLA FORTEZZA
Punzo, il dolore della
Ragione
Il suo «Pinocchio» esprime il comune disagio della cultura e della società Personaggio e capro espiatorio di una pena che lascia annichilito il pubblico
VOLTERRA (Pisa)
Valeria Ottolenghi
I«…svuotati vuoti/ di prevista umanità/ assurda condizione/ assecondata»: Armando Punzo, il geniale creatore/ regista della Compagnia della Fortezza di Volterra sembra aver consuma to le energie della spiegazione logica, dell’illustrazione storica, delle motivazioni sociali.
Parole di poesia dunque come presentazione del suo magnifico «Pinocchio. Lo Spettacolo della Ragione», versi che sintetizzano il disagio, lo sfinimento, il sentimento di morte, impossibile comunque rinunciare a quella parte di sé che è stato ed è il suo teatro, la Fortezza una delle esperienze di maggior valore oggi in Italia. «Non si può mettere in scena/ quello che non si ama».
E in un tempo di crisi su più fronti non resta che esporre se stesso, il malessere esistenziale di Punzo/Pinocchio, dolore comune di tutto il teatro, la cultura, di questa società, la Ragione del titolo senso ambiguo di consapevolezza, dimostrazione, movente, svelando insieme la verità della memoria, del dolore, della follia. Ricordi di altri spettacoli, evocando Pasolini e Rabelais, nel bisogno quasi di sofferenza, essere in scena burattino e capro espiatorio, persona e attore, regista e personaggio, parole per perdersi in una pena acuta che dilaga e lascia annichiliti gli spettatori.
Nel cortile della Fortezza un grande parallelepipedo scuro per gli spettatori, disposti su due lati contigui, e per gli attori, sulle pareti nere dell’azione teatrale diverse aperture, una, grande, si aprirà per svelare un gruppo di persone, uomini e donne, che cucinano tranquilli, gesti metodici, per tutto il tempo. Come una va sta finestra: quotidianità forse, routine, riferimento alla scelta compiuta da alcuni attori della compagnia, serenità delle azioni rassicuranti, prive di dolore e passione. Mentre Punzo, vestito di nero, sotto un potente sole, riattraversa la storia del burattino collodiano correndo, saltando, perdendo e cercando parole, fuggendo, citando Carmelo Bene (la sottrazione di testo!), ricordando metamorfosi, asse rendo pensieri, riflessioni, per poi, quasi singhiozzi, arrendersi, la voce spezzata, annegare nel senso perduto e indispensabile della vita e del teatro.
Tanti in scena ma lui, Punzo/ Pinocchio, assoluto protagonista. Conigli neri osservano dall’alto. Cornici: dietro una di queste Lucignolo, in un angolo, le orecchie d’asino. Un tronco, la materia della nascita. Tanti libri: origine della fascinazione e dello spaesamento, come per l’amato, nominato Don Chisciotte, in te sta il suo elmo. Tanta sabbia, per coprire e scoprire zone della scena. Il gesto d’inchiodare i piedi in quel luogo: la necessità di resta re? Parole ripetute. Lunghi nasi e il pupazzo come doppio di sé da tenere tra le braccia. Spudorata verità: come per Danio Manfredini. Sì: la morte. Anche se si sorride al dialogo dei dottori… E ci sono il Gatto e la Volpe… Ma il testo appare e scompare per pic coli brandelli: altre ansie, pro fonde, assolute, giungono come onde, attrazione verso il nulla, il cappio che torna in varie forme. Bravissimo Punzo come atto re, marionetta slegata, figura in sofferente, ribelle, pronta a scappare. Ma poi ancora sempre lì: desiderio e condanna. Ovunque schegge di teatro nel teatro. Alla fine anche un’intensa partecipa zione corale, la scena colma d’in finite cose, bauli, nuovi libri, fiori… Tutto sconnesso. Uno spettacolo straordinario, capace di turbare, commuovere: indimenticabile!

Fortezza della libertà Armando Punzo assoluto protagonista del suo «Pinocchio». FOTO STEFANO VAJA
Agosto 2nd, 2007
Previous Posts