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Un titolo strano. Come strano è il rapporto che è nato in questi anni tra Elvio Porta, i detenuti del carcere di Volterra e me. Ho incontrato per la prima volta Elvio a Roma per chiedergli di poter realizzare il suo Masaniello. Ma non ero sicuro che avesse capito perché facevamo quel lavoro, chi eravamo, cosa volevamo. Gli avevo raccontato della Gatta Cenerentola di De Simone e dei problemi che avevamo incontrato nel ritornare in carcere dopo quello spettacolo. Gli raccontavo del nostro lavoro rinchiusi lì dentro e di "loro" che veramente erano rinchiusi lì. Questi attori devono aver mosso qualcosa. Sono ritornato via con un altro suo testo: O juorno 'e San Michele. Dopo la concretezza di Masaniello avevo bisogno di passare attraverso una realtà più evanescente, più astratta. Non mi bastava più narrare una storia in particolare, ho frammentato il testo e l'ho rigirato in modo da far emergere dal biancore della scenografia, attraverso un coro di voci, di suoni, di volti, di gesti, di emozioni, la storia dura di tutto un popolo. Era come camminare per le strade antiche di Napoli, dei Quartieri Spagnoli, senza mai entrare veramente in casa di qualcuno. Quando sono ritornato a mostrargli il video di quest'ultimo lavoro abbiamo accarezzato l'idea di scrivere un resto apposta per loro. Io volevo trovare una nuova linea di lavoro e speravo di poter collaborare con un drammaturgo. C'erano ancora tante contraddizioni da far emergere, tante cose da dire. Il Carcere diventava ancora una volta metafora. Una metafora aspra. Elvio cercava emozioni, fonti e per me non era sempre facile seguirlo nelle ragioni della scrittura. Abbiamo passato molti pomeriggi a cercare una strada, ma più che altro io raccontavo della mia esperienza in Carcere, parlavamo degli Attori-detenuti, di Napoli. Un giorno abbiamo scoperto di aver trascorso entrambi la nostra infanzia a Cercola, un paesino alle porte di Napoli. Il Corrente è il frutto di questa collaborazione. Oltre alla spettacolarità, alla coralità, ecc., questo testo ha come caratteristica importante di riuscire a raccontare quello che di universale c'è in un microcosmo come quello di un Istituto di Reclusione. Mi ha affascinato alla prima lettura vedere come tutte le cose che ci eravamo detti rifiorissero in quelle parole. un testo che senza pietismi o facili paternalismi, che essi stessi non vorrebbero, rispetta la dignità di gente che sta pagando. Questa volta sono entrato veramente in casa di qualcuno. L'azione si svolge nel cortile della Fortezza dell'Isola di Ventotene nel luglio 1799. Un gruppo di marinai imbarcati sul "Corrente" stanno per essere giudicati per ammutinamento, omicidio di due ufficiali superiori e disastro navale. Per la prima volta, quindi, una novità assoluta, scritta apposta per la Compagnia della Fortezza che da lontano ci ha guidati e indicato la rotta da seguire.» Armando Punzo Prima rappresentazione Carcere di Volterra 9, 10, 11luglio 1992 |