Budini, capretti, capponi e grassi signori
ovvero La Scuola dei Buffoni

Liberamente ispirato all'opera Gargantua e Pantagruele di Rabelais
drammaturgia e regia
di Armando Punzo


scene Alessandro Marzetti
costumi Emanuela Dall'Aglio
movimenti: Pascale Piscina
assistenti alla regia: Stefano Cenci Laura Cleri
ricerche musicali e suono: Barnaba Ponchielli
collaborazione artistica: Manuela Capece
assistente ai costumi Silvia Bertoni
collaborazione al progetto: Luisa Raimondi

organizzazione generale: Cinzia de Felice
coordinamento: Serena Scali
amministrazione Isabella Brogi
direzione tecnica: Carlo Gattai Fabio Giommarelli
fonico Marco Ribecai
con i detenuti attori della Compagnia della Fortezza
Natale Agostino, Aniello Arena, Enrico Avarello, Stefano Balestri, Francesco Bellantoni, Salem Bin Salah, Placido Calderaro, Nicola Camarda, Luigi Cardellini, Pasquale Cavallaro, Tonino Cinque, Francesco Cirillo, Vincenzo Confessore, Luigi D'Avino, Biagio D'Alterio, Luigi De Micco, Vittorio De Vincenzi, Giuseppe Di Cosola, Mimoun El Barouni, Said Ennouy, Giuseppe Ficarri, Pasquale Fraietta, Pasquale Frasconą, Bruno Fruzzetti, Maurizio Gallizzi, Amor Gasmi, Giampiero Ghiotti, Fabio Izzo, Massimo Izzo, Gaetano La Rosa, Danilo Massimo La Spina, Raimondo Lorenzano, Antonino Mammino, Santolo Matrone, Sebastiano Minichino, Enrico Molon, Matteo Monteseno, Domenico Pagano, Deris Perazzolo, Andrea Pezzoni, Antonio Pilato, Ernesto Poli, Francesco Polimeri, Pier Paolo Polizzo, Gennaro Polverino, Angelo Privitera, Fiorello Rapanà, Adamo Salatino, Jamazi Sami, Antonio Scarola, Gianfranco Sestili, Giovanni Tatti, Salvatore Todaro, Domenico Todisco, Massimo Tramontano, Simone Trovato, Umberto Vittozzi, Edrisa Wadda, Mario Zidda.


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"L'idea che guida lo spettacolo"- che verrà presentato, in forma di studio, dal 24 al 27 luglio all'interno del Carcere di Volterra, nelle parole del regista e fondatore della compagnia Armando Punzo- " è l'idea del rovesciamento offerta dall'opera di Rabelais. L'opera del grande artista francese è interpretata come una sorta di auspicio verso un nuovo rinascimento in un'epoca di "cultura" medioevale.

"Avevamo bisogno di un testo che fosse una sfida. Che mettesse alla prova la capacità di questa compagnia di reagire alle inevitabili difficoltà economiche e culturali che una compagnia di teatro vive in questi tempi. Specialmente di una compagnia che nata in un carcere, nonostante tutti gli straordinari traguardi raggiunti, vede tutti i giorni la possibilità concreta di restarci emarginata per sempre.
Una preoccupazione, un dolore quasi personale che doveva tradursi in qualcosa di più ampio, che allargasse il suo sguardo al mondo intero che con tutti i suoi limiti, pregiudizi e qualche volta mancanza di speranza, segna ed influenza anche la nostra storia. Negli anni ci siamo convinti che se non c'è un vero posto per noi non c'è possibilità di un mondo migliore. Noi rappresentiamo uno dei tanti impossibili di questo mondo che simbolicamente, a sua volta, rappresenta anche tutti gli altri. Avevamo bisogno di un testo che fosse una festa dell'anima e dello spirito. Avevamo bisogno non solo di un testo da mettere in scena ma che potesse indicare una strada da percorrere per noi e per chi verrà a trovarci.
Il grottesco maestoso di Rabelais sembra indicare, scardinandole gioiosamente e intelligentemente, che si possono mettere in discussione tutte quelle che sembrano essere le tristi verità di questo mondo. Sembra suggerire che non bisogna aver paura della vita".


Armando Punzo



prima rappresentazione Carcere di Volterra 24, 25, 26, 27 luglio 2006