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Il nostro metodo di lavoro non ci permette mai di scrivere in anticipo una presentazione vicina al risultato finale dei nostri lavori. Ogni testo, o tema di partenza, passa per un processo di svelamento, di comprensione e di riscrittura scenica che ha termine e si chiarisce definitivamente con l'arrivo del pubblico. Siamo partiti dal potere pensando per molto tempo che il Giulio Cesare fosse il nostro testo, poi il Riccardo III, poi è accaduto qualcosa dentro di noi che ci ha fatto rivolgere il nostro sguardo a questo testo. Ci ha portati a dialogare con l'assenza di luce che emanano queste figure maledette, come un'amara consapevolezza del nostro ruolo e della nostra funzione. Arriva un momento in cui non è possibile sottrarsi a se stessi. Non potevano dopo tanti anni di lavoro in carcere non arrivare a confrontarci con il male e il bene, il delitto, il crimine, l'assassinio, l'incubo e sulla funzione catartica ed educativa che il Macbeth dovrebbe avere sul pubblico e sugli attori. Armando Punzo Prima rappresentazione Carcere di Volterra luglio 2000 |