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..." Io mi chiedo: è possibile passare una vita sempre a negare, sempre a lottare, sempre fuori dalla nazione, che vive, intanto, ed esclude da sé, dalle feste, dalle tregue, dalle stagioni, chi le si pone contro? Essere cittadini, ma non cittadini, essere presenti ma non presenti, essere furenti in ogni lieta occasione, essere testimoni solamente del male, essere nemici dei vicini, essere odiati d'odio da chi odiamo per amore, essere in un continuo, ossessionato esilio pur vivendo in cuore alla nazione?"... (P.P.Pasolini) "A questo breve momento di resa di Pasolini, a questo momento di scoraggiamento più che legittimo, umano, estetico, politico dedichiamo questo nostro primo studio. L'altro (Pasolini) lo conosciamo, lo condividiamo e non ha bisogno di essere esaltato ulteriormente tranne che non vogliamo essere solo retorici e mortuari ripetitori di una vita e di un esempio che non ci appartiene e che mai ci potrà appartenere. Ripetere a memoria non dà appartenenza e spacciarsi prossimi, pensarsi vicini, addirittura simili, non è sufficiente e vanamente autoconsolatorio. Il ruolo di un poeta non è quello di morire per gli altri e di fornire parole, è innanzitutto vivere come esempio nella propria opera, fornire contraddizioni folgoranti, lottare contro il vuoto, l'amnesia, la morte. E allora, cosa avviene quando cediamo per un momento, quando speriamo in cuor nostro di sottrarci a questo mondo, a quello da noi immaginato e a noi stessi? Quale mondo, come non aspettando altro, prende il sopravvento, si concretizza e si impossessa della scena? Dimenticare per un momento, andare oltre i propri confini, andare oltre i propri credo e credenze, confinare oltre ogni nostro limite, arrivare a vedere cosa c'e' di là. E cosa c'è di là? Quante altre possibilità ci sono? C'è un'altra possibilità? Quando la follia non ci è data in dono, quando tutte le strade sembrano percorse ci rifugiamo nella poesia, nella nostra arte. E quando questa sembra impotente dove siamo condotti? E quando quello che conosciamo non basta più cosa avviene?" "Non ci credo più e questa è la mia libertà. Questo mondo è da dimenticare. Tutta la vita come l'abbiamo immaginata e vissuta dobbiamo dimenticarla. E non ci sono lacrime da versare. Non c'è tristezza da scomodare. Ogni perdita deve essere salutata come gioia. Oggi si ricomincia daccapo, ogni gesto prende un nuovo senso. Ogni gesto è un inno alla vita. Io ascolto la vita che è in me, e non ho dottrine, non ho religioni". (Armando Punzo) prima rappresentazione Carcere di Volterra 26, 27, 28, 29, 30 luglio, ore 15 |