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con i detenuti attori della Compagnia della Fortezza Abderrahim El Boustani, Angelo Privitera, Aniello Arena, Antonino Mammino, Alban Filipi, Carmine Desiderio, Edrisa Wadda, Enrico Molon, Enzo Falorni, Fabrizio Butà, Fathi Ayari, Claudio La Croce, Cristiano Puddu, Raimondo Lorenzano, Domenico Tudisco, Ernesto Pappalardo, Gennaro Buonomo, Giampiero Ghirotti, Gianluca Matera, Giovanni Carpentieri, Giovanni Langella, Giuseppe Padovano, Joseph Harder, Luigi De Micco, Luigi Liberatori, Massimiliano Mazzoni, Massimo Izzo, Massimo Leone, Massimo Santoro, Maurizio Pozzati, Mustafa Marosi, Nicola Esposito, Nicolas Caffettieri, Nikolin Pishkashi, Pasquale Frasconà, Pasquale Bevilacqua, Pierino Rosace, Placido Calogero, Saabsou (François) Kanoute, Santolo Matrone, Sebastiano Minichino,Vittorio De Vincenzi, Walid El-Rezgui, Biagio D'Alterio, Gaetano La Rosa, Gianfranco Sestili, Giuseppe Ficarri, Jamel Bin Salah Soltani, Jamazi Sami, Nicola Camarda, Saverio Barbera, Umberto Vittozzi, Franco Costa, Luigi Riccio. e con gli allievi della Squola di Teatro Popolare di Volterra: Giovanni Baronti, Luana Bartolini, Sergio Bigazzi, David Brogi, Sara Burchielli, Riccardo Cipriani, Graziella Galgani, Enrico Grandi, Elena Guelfi, Luciana Mascolo, Maria Rosa Menicucci, Perferina Perferi, Elena Pieri. Presentato nel 2007 in una sua prima versione, lo spettacolo , particolarissimo, sofferto e tagliente, ha segnato anch'esso il tempo di un momento di passaggio, di trasformazione creativa della compagnia. Punzo, lo scorso anno scriveva Del Pinocchio il percorso inverso, fino a ritornare un pezzo di legno…e ci lasciava nel dubbio: la morte del Pinocchio, la sua re-gressione in pezzo di legno, rappresentava davvero l'ultimo spettacolo della Compagnia o simboleggiava un momento di definitiva trasformazione della stessa? Il progetto di quest'anno ci conferma senz'altro che la morte è stata metafora della rinascita. Le metafore rappresentate dalle storie e dai personaggi del burattino collodiano diventano territorio di ricerca, substrato per nuove traiettorie. Ricerca ossessiva di altro, di quello che c'è attraverso il teatro, il momento della creazione - azione che crea e ri-crea E così lo stesso testo dello scorso anno, ritorna trasformato a simboleggiare una nuova era. Del Pinocchio il percorso inverso. Fino a ritornare un pezzo di legno e ancor più indietro l'albero da cui proviene. Per augurarsi una foresta di alberi. Noi siamo l'esempio di un (glorioso) fallimento. Di fallimento in fallimento riconquistarsi la strada del (felice) non- essere. Perchè non augurarsi quest'ansia senza fine senza pace pace dell'idea inversa finzione grossolana dei più spettacolo senza ragione il vostro operetta da quattro soldi che sfinisce tutti senza lasciare niente svuotati vuoti di prevista umanità assurda condizione assecondata Ricerca ossessiva di altro, di quello che c'è attraverso il teatro, il momento della creazione /azione che crea e ri-crea. Perchè non morire di quest'ansia fatta vita e vivere ignari quest'ansia fatta regola che sia vita più della vita la sola e mai più uscirne la morte sempre presente di quello che non hai deciso di essere Perchè morire di questo mondo Pensiero maledetto Immagine falsa e menzognera Solo Paura di isolamento Con ossessione maniacale non voler più esserci Non voler più far parte prendere parte a questa umanità Non si può mettere in scena quello che non si ama Non si può dare complicità a quello che non vuoi vedere e non vorresti mai essere non hai mai voluto essere non si può continuare ad appartenere ad un progetto insensato (anche se di madre natura umanitario) anche se ipotizzato a fin di bene che bene non è sociale che sociale non è Nelle forme disperate del mio teatrino interiore non mettere in scena prima di voler mettere in scena eliminare più che svelare sottrarre attualità più che aggiungere per dar senso per aggrapparsi e aver successo sottrarsi per comunicare quello che resta incomunicabile per non schierarsi e prender parte sostituire con quello che non c'è con quello che non riesce ad esser mai Come si può ri-vedere Come pappa ri-scaldata L'esistenza che non esiste Il teatro degli altri Solo, io (lui) guardo a me che non è me. Armando Punzo Carcere di Volterra 21, 22 e 24 luglio ore 15,30 Teatro Persio Flacco 26 luglio ore 20,30 |